Le parole sono importanti
Articolo pubblicato sul settimanale “Il Caffè” del 9 Giugno 2017.

Figlia. Questo sostantivo femminile, risalente all’inizio del secolo XIV deriva dal latino “filia“, cioè discendente. La “cellula figlia”, nella branca della biologia denominata citologia, rappresenta qualunque cellula scaturente dal percorso di una divisione mitotica.

Stefania Viapiana, laureata nel 2008 in Scienze antropologiche, presso la Facoltà di lettere e Filosofia di Bologna, analizza nel libro “Madri e figlie allo specchio” (ed.Tecniche Nuove) quel tipo di relazione congiunto alle costellazioni familiari spirituali.
Stefania, in maniera singolare, affronta la problematica del mancato “inchino” verso la propria madre, per motivazioni ipotizzabili, come quelle derivanti da aspettative infrante.

L’autrice dichiara che la poliedricità della sua visione esorbita dall’analisi psicoterapeutica e scaturisce dall’esatta percezione del “‘costellatore”, apparentemente sottratto a qualunque logica corrente.

Nell’anniversario della nascita di Graziella (Lalla) Romano, l’11 novembre 2015, rievocai su Facebook che il mio approccio iniziale al suo celebre romanzo “Le parole tra noi leggère” (Premio Strega nel 1969) fu determinato da un incalzante suggerimento materno.

Il titolo è tratto dai versi ventotto e ventinove della poesia di Eugenio Montale “Due nel crepuscolo“: le parole tra noi leggère cadono non so se ti conosco.

Pochi istanti hanno bruciato tutto di noi”, che sintetizzano in modo agghiacciante il tema centrale, riguardante il rapporto tra madre e figlio.

L’autrice dichiarò successivamente che la scrittura era stata uno strumento per tentare di diminuire la distanza comunicativa che la separava realmente dal figlio. Quegli anni erano caratterizzati dalle contestazioni giovanili, e anch’io, figlia ribelle, vivevo drammaticamente la mia fase adolescenziale0 andando alla ricerca delle mie radici perdute.

Relativamente all’argomento, emblematica e complessa mi è apparsa la figura di Angelica Greco (9 aprile 1995), interprete tragica del personaggio di Medea, cui anche il direttore Umberto la settimana scorsa su questo settimanale ha dedicato un ampio spazio di suggestivi elogi.

Angelica Greco in “Medea”.

Riporto parzialmente l’articolata risposta che la giovanissima attrice casertana ha dato ai miei euforici quesiti:
Stranamente è un ruolo che non mi ha causato nessuna difficoltà […] Forse mi piace il personaggio, il suo profondo dolore sfociato in atti di follia pura. Mi piace l’idea di fare immedesimare il pubblico in un dramma più attuale che mai.
Certo non sono madre e non ho sofferto pene simili. A mio parere il dramma consiste proprio in questo, nel mostrare allo spettatore che non c’è una parte dalla quale stare, perché ognuno ha le proprie ragioni di agire […] Giudicare è semplice, cercare di capire le motivazioni che sono alla base di determinate azioni, quello è difficile.

Le parole selezionate scrupolosamente di questa risposta equilibrata sembrano preannunciare per lei un avvenire consapevole, contornato da aneliti ideali. Inoltre, condivido pienamente l’affermazione del filosofo-antropologo Umberto Galimberti (classe 42), contenuta nell’intervista del 20 gennaio 2012, elaborata da un cronista del Giornale di Vicenza, sulla rilevanza enorme che assume anche la quantità di tempo trascorso coi figli, per individuare tempestivamente la nascita di ogni novello atteggiamento di crescita o decrescita.

Nell’ambito giuridico, con l’emanazione della legge 12 Dicembre 2012, n. 219, “Disposizioni in materia di riconoscimento di figli naturali”, l’articolo 315 del codice civile riconosce un unico “status filiationis“, in ossequio alla tendenza europea, espressasi coerentemente, come ad esempio è avvenuto per “La Convenzione europea sulla salvaguardia dei diritti delI’uomo e delle sue libertà fondamentali.

Concludo con qualche verso della poesia “Timor di me“, tratta dall’ultima raccolta, “Trasumanar ed organizzar”, che probabilmente il poeta Pier Paolo Pasolini dedicò all’amica amata Maria Callas, delusa costantemente da una madre anaffettiva: “e se tu canti e nessuno ti sente, sorridi semplicemente perché, per ora, intanto sei vittoriosa, in voce come una giovane figlia avida the però ha sperimentato dolcezza”.

Articolo di Silvana Cefarelli.

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